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Il “miracolo” di San Pietro

Di seguito un “brano” del libro “Il garibaldino di Brattirò”, scritto da Michele Furchì (Mario Vallone Editore). In esso, l’autore riporta un fatto realmente accaduto, romanzandolo e collocandolo in un periodo diverso rispetto a quando verificatosi.

 

m.v.

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Nella piazza di Brattirò, intanto, don Gerolamo con degli amici commentava le cose accadute durante i giorni di festa del santo Patrono. – Hai visto? Diceva Cosimo, come subito ha piovuto? – Perché, rispondeva don Gerolamo, tu davvero credi ai miracoli? – Certo, se non lo portavamo “e pettarei, non cazzu chiovia”. Discutevano animatamente di un fatto  successo la settimana prima.

Riguardava una processione di penitenza che, con il consenso del sacerdote, avevano fatto al protettore san Pietro. Siccome non pioveva da molto tempo, i poveri contadini rischiavano di perdere il raccolto del mais che, ormai pronto, con le pannocchie mature rimaneva fermo per la tanta siccità.

Così avevano deciso di portare il santo in processione fino alla parete del torrente Ruffa.

Dopo aver fatto le preghiere di penitenza, si aspettavano la pioggia che, invece, non arrivava. Innervositi scuotevano la statua dicendo – Se non fai piovere tu di qua non ti muovi. Tutti con la testa per aria scrutavano il cielo nella speranza del miracolo, che non arrivava.

Quando hanno visto che il santo non faceva il miracolo, uno di loro, di nome Michele Montoro, volgendo lo sguardo al cielo esclamò – Amici! Se entro un’ora non piove, andiamo via tutti e il santo lo lasciamo fino a quando non si decide a mandarci la pioggia.

Tutti risposero dicendo che aveva ragione Michele che il santo non voleva far piovere, e allora si propose di lasciarlo “u sammoia comu u baccalà. Guardavano con la testa rivolta al cielo, ma nulla cambiava.

Il cielo era sempre azzurro come prima, non appariva nessun segno divino che potesse predire un miracolo. – Amici, ribadì Michele, credo sia meglio andare via, “co santu è di marmuru e non suda”.

Così dicendo, tutti lasciarono la statua di san Pietro su di un sentiero diroccato e andarono via.

Ma fu proprio allora che avvenne il miracolo.

Non avevano ancora messo piede nelle loro case che i cieli si aprirono e incominciò a piovere con una tale violenza che sembrava stesse arrivando il diluvio universale: tuoni, fulmini e acqua a catinelle.

Allora tutti si inginocchiarono, e pregando chiedevano perdono a san Pietro. Michele, che era stato l’artefice della situazione, disperato, cadde in ginocchio anche lui e, piangendo, si batteva il petto dicendo – Sono io che ho peccato, e correndo sotto la pioggia gridava, – San Pietro mio, perdonami!

Michele Furchì

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