Pubblicato il Lascia un commento

L’ultimo libro di Antonio Mungo

Spread the love

L’introduzione dell’ultimo libro di Antonio Mungo “Θέλημα – Thélema”, volume da me pubblicato col marchio Mario Vallone Editore.

«Aspettiamo il prossimo» mi dissero, coralmente, gli amici all’uscita del libro: “… È un filo rosso” il mio quarto, pubblicato con i tipi de “Mario Vallone Editore”.

Fui tassativo: «Ho visto bene il calendario e l’età non è che sia tanto a mio favore…»

Lo stesso concetto ho ribadito al mio editore quando, insieme con gli auguri, aggiunse: «Al prossimo!»

«Improbabile» risposi e, invece, eccomi ancora qua. Come un gladiatore che ha smarrito la nozione di tempo, sono sceso nell’arena con un altro titolo: Θέλημα (Thélema), “amore per il lavoro che si svolge o è congeniale a chi se ne prende cura.”

E nel prosimetro, mia ultima creatura, sono trattate tutte le sfaccettature dell’amore. Non si parla solo di θέλημα (thélema) in modo esclusivo, bensì di Έρως, eros, l’amore carnale, di φιλία, filía, tenerezza e complicità, Αγάπη, agápe, amore puro e sconfinato, di Ίμερος, hímeros, desiderio compulsivo, pronto sempre a degenerare. Mai, però, di Φιλαυτία, filautía, amore verso se stessi soltanto, visto che è un sentimento che mi è estraneo e che ritengo assurdo essendo negazione dell’amore.

Amore, quindi per il genere umano, passione sfrenata, amori malati, vengono passati in rassegna nelle mie pagine omettendo di approfondire determinate sfumature che sconfinano in patologia.

E c’è anche l’amore per la mia terra, per la mia Lattarico, di cui traccio una storia verosimile che attraversa le epoche e, in questa, è assoluta protagonista. Amo il mio paese e ho voluto rendergli un tributo mettendolo al centro di nove racconti che pretendono essere di storie, ma lo diventano solo per la portata dell’immenso amore che mi lega al paese in cui ho visto per la prima volta la luce. Storie senza fondamento alcuno di veridicità. Ho soltanto voluto celebrare la “mia terra natía”, Ocriculum, l’antica Lattarico, che è sempre nei miei sogni e l’ho fatto per farmi perdonare del tradimento perpetrato nei suoi confronti, quel giorno lontano in cui l’ho abbandonata. Ma Lattarico, austera, fiera, severa, è rimasta impassibile sul suo spuntone roccioso e forse con amore severo mi avrà pure perdonato.

E, restando sempre delle varie sfumature dell’amore, molte delle mie liriche trattano di argomenti, situazioni, avvenimenti che nascondono la loro matrice tra le vecchie strade, tra le seculari mura della altera Lattarico. Storie abbastanza violente: omicidio, uxoricidio, sì, un caso sporadico, in un piccolo centro, ma che lascia un’eco che non è ancora sbiadita. E poi piccole e innocenti storie di teneri amori, magari durati qualche giorno, unite a racconti che allargano gli orizzonti e portano in località più o meno vicine o in altre, ricche di storia e di suggestioni. Viaggio onirico in un passato che conserva intatto il suo profumo, percorsi, la cui meta è più lontana. Si compie, infatti l’esplorazione del proprio io ed è questa l’impresa più ardua, disagevole e gravosa. Si entra in un mondo sconosciuto che è quello nascosto dentro di noi.

È l’universo più lontano quello che celiamo dentro: è fatto di contraddizioni, di alienazioni, di conflitti continui ed insanabili. Ed è proprio esplorando questo labirinto nascosto che si prova un senso di smarrimento che provoca angoscia e nausea e determina impotenza.

Il rischio è che l’esitazione nel compiere il viaggio surreale diventi la norma… e alla fine, si arriva alla rinuncia, volta a individuare il nostro punto destabilizzante. Improvvisamente, però, durante le tappe del nostro viaggio metaforico, ci si può imbattere dinanzi ad un mondo recondito che si presumeva dileguato e irrimediabilmente perduto. L’orizzonte, infatti, è quello che ci sta davanti, ma non abbiamo il coraggio di salpare.

Eppure è lì, si agita dentro di noi e, se si vuole fare un cenno a Jung, è sintesi dei contrari, ed è attraverso tale sinossi che si dovrebbe giungere alla mediazione dell’istinto togliendo l’uomo dal suo vissuto di alienazioni.

Ben più complesso appare, durante l’itinerario che sembra infinito, quell’indistinto che si dibatte dentro e fa scoprire mondi favolosi o avere conoscenza del dirupo sul quale, spesso, ci affacciamo.

È bello, però, attuare questo “pellegrinaggio” dentro di noi avendo come guida la magia della poesia che riesce ad indagare in ogni nostra fibra e lo fa ora con delicatezza estrema ora con una necessaria brutalità, soprattutto, quando si viene incontro a ricordi sopiti, volutamente dimenticati, solo perché ci fanno paura e sono alla base del nostro perturbante. Con un tocco lieve, la poesia interviene, discreta qual è, e ne esplora il groviglio, lenisce il dolore, anche se per un solo istante, e poi, come dono, ci lascia il ricordo, che altro non è se non “impronta di una singola vicenda o esperienza del passato, conservata nella coscienza e rievocata alla mente dalla memoria, con più o meno intensa partecipazione affettiva”. Sono questi i momenti della vita in cui possiamo guardarci indietro, rivedere il cammino che abbiamo fatto e decidere se ritornare sui nostri passi o procedere verso la meta che abbiamo scelto, cioè la comprensione del sé dopo una fattiva e lucida introspezione psicologica. Ma la poesia si spinge ben più in alto! “Compito della poesia è di ricordarci che esiste qualcos’altro, tirarci fuori dalla quotidianità, risvegliando qualcosa che magari non ci siamo nemmeno resi conto si fosse addormentato e metterci in contatto con la nostra anima. Ci ricorda che abbiamo un’anima, consapevolezza che troppo spesso lasciamo affondare sotto il peso delle mille cose che affollano le nostre giornate.

A volte bastano poche parole di cui magari non capiamo nemmeno bene il significato ad evocare mondi sconosciuti, a far vibrare qualche corda impolverata.

La poesia ci sveglia!

È la risposta alla necessità di qualcosa di alto nella nostra vita, è una divinità più vera di qualsiasi altra perché è umana, ed è creata da ponti e fusioni e passaggi tra le menti che ci hanno preceduti e quelle che ci seguiranno.

Non sarà la soluzione a nessun problema, ma è un’ancora per l’esistenza.

La poesia non ha fatto “bene” a nessuno, ma è un transitorio memento, un alito delle divine labbra della bellezza, un usignolo tra due mondi di polvere.

Essa contiene una traccia del nostro passato. Tutta la poesia del mondo consiste, almeno in parte, nel prendere qualcosa in prestito da chi è venuto prima, rielaborarlo e aggiungerci qualcosa di nuovo.

In qualche modo esiste una rete sottilissima che parte da Omero e arriva fino a noi, ogni poeta è un nodo e noi che li leggiamo possiamo intravedere uno scheletro dietro le loro parole e quello scheletro è la nostra umanità. Niente, in tutta la storia dell’uomo, ha avuto una simile durata e ci rispecchia così tanto, come eravamo e come siamo cambiati e come non siamo cambiati.”

Ed è vero, noi ci illudiamo che ogni giorno siamo altro da noi, facciamo di tutto per esorcizzare quanto non ci è possibile spiegare razionalmente. Ogni tentativo è inutile. Non cambiamo, perché “Il cuore non cambia. Mai!”

Ed è questo il messaggio che ho affidato ai versi che sono il corpus di Θέλημα (Thélema), la mia quinta creatura che affido alla vostra sensibilità.

Spero che il loro messaggio possa intiepidire, attenuare le ansie, sopire inquietudine e dare pacatezza.

La vita fiorisce, quando comprendiamo il dono dell’amore, quando ci rendiamo conto che non siamo soli e saremo costretti a spegnerci.

Ragioniamo presuntuosamente, quando crediamo bastare a noi stessi, quando “ci chiudiamo nell’indifferenza o nella convinzione di poter fare tutto da soli.

Ci convinciamo che essere imperfetti voglia dire non essere amabili. Restiamo sorpresi perciò quando l’amore entra nella nostra inadeguatezza. Sappiamo bene invece che proprio la pretesa del narcisista di bastare a se stesso gli impedisce di fare l’esperienza dell’amore.” E il mio volume è colmo di amore: è Θέλημα (Thélema), amore che si dà attraverso ciò che si ama. E proponendone la varie sfaccettature, ho scritto con amore versi in cui questo, da sentimento nobile, può diventare una specie di amore, un amore malato capace di dare morte invece che vita, di provocare lacrime al posto del sorriso. Se ci sono gli altri aspetti di un sentimento che diventa patologia è bene pure non celebrarlo ma denunziarlo, metterne in evidenza gli aspetti che lo rendono negativo. Θέλημα (Thélema) ha questa prerogativa: canta l’amore nella sua totalità, ne celebra ogni sfumatura: è amore per tutti e per tutto. Ve lo affido! Trattatelo con amore!

Antonio Mungo

Maggiori informazioni sul libro al seguente link: vai alla scheda.

Per acquistare il volume avete diverse possibilità.

  • Coloro che risiedono nel circondario di Tropea-Capo Vaticano possono recarsi presso la mia sede, a San Nicolò, in Via Vaisette (accanto bar Shaker).
  • Coloro che vivono fuori, compresi residenti in area UE, possono adoperare il mio sito, completando l’ordine alla seguente pagina: vai alla scheda.
  • Il libro, ovviamente, è disponibile anche su una miriade di store online tra cui Amazon: Mungo  su Amazon (cliccate sulla “dicitura “nuovo” nel box a destra della copertina).
  • Potete anche recarvi in una libreria nel territorio italiano e fornire titolo e nome autore o editore, oppure il seguente codice: 9791281652286. In quest’ultimo caso disponibilità e reperibilità dipende molto da fornitore delle singole librerie, ma se libraio è esperto sa bene come fare per farvelo avere.
  • Altro metodo, riservato soprattutto a coloro che non hanno dimestichezza con acquisti online è contattare direttamente il sottoscritto tramite email, telefono, whatsapp, messenger (nel banner in basso a destra vi sono tutti i miei contatti).

MarioVallone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *