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Al caro amico Andrea Runco…

Benedico il giorno che sono andato a trovare il mio editore Mario Vallone, che ringrazio di cuore per la sua disponibilità e anche per la cortesia che dimostra nei miei confronti e in tutti quelli che a lui si rivolgono.

Fu in quella occasione che ebbi l’onore di ricevere in omaggio due libri dell’ormai, conosciuto ed apprezzato, Andrea Runco: “Gli angeli giustizieri” e “Hjuri d’ogni tempu”.

Li accettai con molto piacere e, arrivato a casa, dopo aver pranzato, mi accinsi a leggere sdraiandomi, stanco, sul divano.

Rimasi stupito per sua capacità di dare al lettore l’impressione di trovarsi personaggio e non soltanto un lettore. La gentilezza straordinaria che imprime nella scrittura è davvero singolare, oltre al delizioso racconto che mi induce sovente a ricordarglielo tutte le volte che ci sentiamo per telefono.

Dopo averlo letto con grande soddisfazione, mi resi conto che in quel libro vi era molto da imparare. Pregai l’editore di farmi conoscere personalmente Andrea, volevo congratularmi per la bellezza e l’importanza che i suoi scritti davano al lettore, e a chi voleva fare tesoro di come andrebbe vissuta la vita Cristianamente.

Ma veniamo al suo recente libro “I palpiti dell’anima”, dove l’autore, giustamente, non mette l’usuale parola “palpiti del cuore”. Proprio per la consapevolezza che il cuore, altri non è che materia e, come tale, ugualmente all’intero corpo, ad un certo puto della vita si dissolve in polvere.

Egli va oltre arrivando magistralmente a voler porgere su un piatto d’argento, l’amore che viene magicamente descritto da Andrea in maniera talmente sublime da sembrare un inno da innalzare al nostro creatore.

L’affannosa ricerca di quella parte sconosciuta del nostro essere che deve unirsi all’uomo per completarlo e renderlo capace di amare.

Egli dimostra quanto è sottile e minuzioso questo compito, e quanto e dolce e soave l’averlo ritrovato, come la cosa più cara che smarrita nell’oscurità del tempo finalmente trova la giusta dimensione. Questo meraviglioso volume è da tenersi i grande considerazione affinché si faccia tesoro delle parole scritte da una persona che sa distinguere il vero amore. Se si dovesse trovare sotto il sole cocente nel arido deserto, si rivolgerebbe al suo amore oasi di ogni conforto e bramosia ed affondare in te le mie scarne radici. Che sinfonia, che incanto può dare di più, un uomo al suo dolce amore che come scrive Andrea è l’essenza della vita stessa

Tu ed io, le tue ceneri e le mie una volta per sempre diverremo una sola cosa. Ecco come, il desiderio diviene ossessione come il pensiero vola aldilà di ugni razionalità cosa, importa se io vado via, cosa importa se io non sono più, ma tu amore mio anche inceneriti in tutte le forme anche le più estreme io voglio te unico e solo amore. Prendo lo spunto di qualche aneddoto per ringraziare l’autore di come viene rappresentata e posta sull’altare della gloria la parola amore.

Vorrei incontrarti oltre l’umano destino per rivederti gli occhi di zaffiro, con la mia immagine specchiata in essi. Anche in questo si distingue Andrea volendo significare che non vie niente, nessun gioiello potrebbe mai paragonarsi alla bellezza della propria amata, perché l’amore quando diviene palpito dell’anima non potrà mai distruggersi. Tu orto di misteri e di tesori luogo sacro dove coltivar l’amore. La dolcezza, di queste parole così toccanti vanno dritti a l’anima non al cuore.

Vorrei caro Andrea che tutti gli uomini potessero leggere questo tuo scritto, affinché possono comprendere cosa significhi amare, mettendo in pratica con la stessa foga, con lo stesso ardore, di chi come te, ha avuto il coraggio di affrontare un tema così difficile. Ma che nello stesso tempo necessario a fare nascere il vero senso della parola… ti amo!

Continua ad esprimere i tuoi sentimenti qualsiasi essi siano, perché solo chi comprende che senza quella parte mancante che è l’amore, la vita sarebbe un incubo, ansi impossibile, diverrebbe sterile senza ne frutti, ne gioie, come il seme gettato sulla roccia, o l’acqua che imputridisce nello stagno. L’unione consacrata da Dio vuole essere una esaltazione, vuol ricordare che solo attraverso la generosa indispensabile sete d’amore tutto diventa possibile e beato come il paradiso in terra. Allora gridiamo tutti come ci hai insegnato tu caro Andrea. Tu che in questo libro hai toccato il cielo e stampandolo ne desti un pezzetto ad ugni ‘uno. Noi lo terremo caro perchè quando siamo sopraffatti della malinconia, dalle angosce tormentose della vita, allora lo apriamo ancora, per dissetarci, per sospirare, per amare e per continuare insieme a te dare fiato alle trombe. Con un sussurro o un grido, noi diremo “Viva l’amore!”.

       Michele Furchì

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