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“Il digiuno inaspettato” secondo don Enzo Gabrieli

La presentazione del libro di don Francesco Sicari “Il digiuno inaspettato”, scritta da don Enzo Gabrieli.

Il volume è stato da me pubblicato a fine agosto col marchio Mario Vallone Editore (vai alla scheda del libro).

m.v.

Presentazione

Sono stati tanti i sacerdoti che con la fantasia pastorale e con la fantasia della carità si sono adoperati nei mesi di “clausura forzata” per raggiungere le loro comunità attraverso social, dirette streaming, distribuzione di aiuti, ascolto telefonico.

Tanti sacerdoti hanno provato a “spezzare la Parola”, a gridare dai tetti quanto udito all’orecchio, per rispondere a quel mandato di Gesù: “date voi stessi da mangiare” nella duplice dimensione dell’adoperarsi e dell’offrirsi.

Lo ha fatto anche don Francesco Sicari, parroco di San Costantino Calabro e fratello maggiore dei sacerdoti Oblati di don Mottola, che ogni giorno ha scritto una pagina di diario spirituale per la sua comunità, i suoi fedeli, recuperando anche quella dimensione del sacerdozio che non sempre appare: l’uomo che sta davanti a Dio, in preghiera, per tutti.

A dispetto di tanto vociare sulla chiusura delle chiese attribuita a chissà quale organizzazione occulta e non alla giusta prudenza, che peraltro è anche virtù cristiana, questo lavoro di don Francesco testimonia che sono stati chiusi solo i luoghi, la comunità non si è riunita fisicamente, ma la Chiesa non ha mai chiuso i battenti. I presbiteri che lo hanno voluto, con passione e zelo, hanno cercato il gregge affidato alle loro cure, hanno meditato e mediato una Parola sempre viva, forte, di speranza. Hanno fatto riecheggiare anche da lontano la voce del Pastore.

E’stato un tempo che l’autore ha chiamato, tempo di digiuno! Ed è vero. Ma il digiuno può far cadere nella disperazione o nella preghiera accorata. Può essere il tempo della fatalità o delle grandi domande.

Don Francesco Sicari

E’nel deserto, che il popolo affamato e stanco, riceve il dono e si pone la domanda man hu?  Ecco, il tempo di digiuno può essere tempo fecondo, tempo di Dio che riporta all’essenziale, fa desiderare il necessario e non il superfluo. Se questo funziona nella vita fisica, ancora di più nella vita spirituale.

Forse abbiamo riempito la nostra pastorale, le nostre liturgie, le nostre stesse chiese, di tanti fronzoli. Ci siamo trasformati da uomini festivi a uomini festaioli, da discepoli innamorati ai piedi di Gesù ci siamo rimessi in agitazione, siamo tornati alla ricerca di mondane soluzioni, dimenticando di guardare verso l’alto per cercare Dio e verso il basso per accorgerci dei fratelli bisognosi.

Ci siamo gonfiati pensando di conquistare l’universo e i suoi spazi siderali, con la nostra capacità tecnologica, e ci siamo ritrovati soli e minacciati da un minuscolo ed invisibile nemico che fa ancora tremare l’umanità.

I riscontri di questo digiuno li abbiamo avuti, non sono stati tutti negativi, e dobbiamo farne tesoro. Attenzione però che non sono i like ai nostri post di Facebook o i messaggini ricevuti, ma l’entusiasmo del ritorno, il desiderio dell’incontro, la grande solidarietà, una nuova e più composta partecipazione alle celebrazioni di comunità da quando ci è stato permesso di (re)incontraci, la capacità di aspettare i tempi giusti senza ritrosie o fughe in avanti.

Don Francesco “narra” in queste pagine la sua esperienza di Dio in tempo di pandemia, prende la parola da prete, quando anche lui vorrebbe stare in silenzio, tra lo smarrimento di un popolo che osserva senza comprendere, per permettere alla voce di Dio di raggiungere l’uomo anche bastonato per carezzarlo e versare sulle ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza.

Giorno dopo giorno, in quella terribile e feriale quotidianità, il parroco, tanti parroci, hanno portato all’altare le vicende lieti e tristi, hanno celebrato la loro messa sul mondo, elevando le loro braccia al Cielo per consegnare la cronaca degli eventi nelle mani del loro Signore e permettere che la storia si riempisse ancora di Grazia ed il tempo dell’uomo (kronos) divenisse ancora tempo di Dio (kairos).

Ecco che allora la prova può trasformarsi in un momento opportuno nel quale Dio manifesta la sua potenza e l’uomo prova ancora a volare su ali di aquila, coscienti che “in tutto ciò che avviene, Dio viene”.

Don Enzo Gabrieli

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