Pubblicato il Lascia un commento

La presentazione del libro di don Sicari

Spread the love

Domenica scorsa abbiamo presentato al pubblico il volume “Il digiuno inaspettato. La luce della Parola nel deserto della quarantena”, scritto da don Francesco Sicari e da me pubblicato col marchio Mario Vallone Editore.

La presentazione è avvenuta nella piazza di fronte alla chiesa parrocchiale di San Costantino Calabro – paese dove è parroco proprio don Sicari – spazio gremito di gente, tutti comunque a distanza e con la mascherina.

Ha moderato l’incontro il giornalista Franco Pagnotta, il quale – con esperienza e professionalità – ha “cucito” gli interventi dei relatori, personaggi di spessore: Pino Cinquegrana e don Enzo Gabrieli (quest’ultimo ha parlato a braccio).

Tra un intervento e l’altro ha animato la serata il coro parrocchiale.

Io ho preso la parola solo per pochi minuti, come pure il sindaco del paese Nicola Derito.

Ha concluso l’incontro un intervento di don Sicari.

Ringrazio tutti, di cuore,  per l’ospitalità.

Di seguito alcune foto della serata, la relazione integrale di Cinquegrana e i saluti di don Sicari.

Maggiori informazioni sul libro al seguente link: VAI ALLA SCHEDA.

m.v.

_____________________

Presentazione del libro

IL DIGIUNO INASPETTATO – alla luce della Parola nel deserto della quarantena

Don Francesco Sicari –  San Costantino Calabro 30 agosto 2020 – ore 18

 

Stiamo vivendo un’era in cui tutto è un attimo, si vive un accorciamento spazio/tempo quasi un senso di esserci stati…

La pandemia ha stravolto tutto riproponendo a guardare ai valori dei ritmi della vita scanditi in tempi e spazi: nella famiglia, sul posto di lavoro, per strada, e così via rilegandoci ai diversi bisogni: della festa, del lavoro, delle relazioni umane, delle tradizioni, della fede.

Questo lavoro di Don Francesco Sicari propone letture multiple: la debolezza dell’uomo in primis, il creato e il Creatore a cui affidarsi….Sempre! la speranza, la ricerca della luce, la dicotomia tra il bene e il male. Si tratta di  un’opera che la puoi leggere come semplice uomo di fede, come studioso dei comportamenti umani, come teologo, ma anche … direi io … come archeologo della parola, dei significati interpretativi che vengono qui sottolineati in termini didascalici. Una visione complessa la cui chiave di lettura ce la fornisce Don Enzo Gabrieli nella sua introduzione, che vi invito a leggere più volte per comprendere la centralità di questo diario spirituale di Don Francesco ovvero del Kronos e del Kairos, ovvero del Tempo e di Dio.

“Alzare lo sguardo e vedere le panche vuote ti disorienta”, scrive Don Francesco, come ha disorientato tutti noi nel vedere colonne di camion militari che trasportavano i morti per corona virus ai forni crematoi… un vuoto spirituale, umano, esistenziale. È stata tolta bruscamente l’Eucarestia, scrive Don Sicari.. abbiamo visto quanto l’uomo sia nell’universo un essere debole, fragile che ha bisogno di ritrovare la strada aggrappandosi all’ancora, al timone, alla croce riprendendo le parole di Papa Francesco.

Questo diario spirituale, questo racconto storico-sociale, diviene allo stesso tempo invito ad interrogarsi,  a comprendere, a non lasciarsi trascinare nel baratro della perdizione… è come leggere Elisa Springer, Anna Frank, o altri diari di cappellani esperenziati che narrano e testimoniano il crimine delle guerre… non bisogna correre ma  fermarsi e capire il valore della vita, perché come riportato in questo lavoro, prendendo dall’apostolo Paolo, “noi un tempo eravamo tenebre ora siamo luce nel Signore” (Ef. 5,8).

Stare a digiuno è il contrario dello stare sazio, rimanere privo di quel qualcosa di cui l’uomo ha bisogno per vivere, per stare meglio. Il digiuno non è astinenza, ma esprime un momento di vuoto, di assenza di ciò che necessita al corpo e allo spirito per stare bene. Allo stesso tempo, però, digiunare indica il tempo di attesa, la spettanza perla sazietà che dia  pienezza alla vita…

Recita un vecchio proverbio dell’angitolano:

 Ringrazia a Deu pe’ bon’ervi

Ca chiji comu a nnui mangianu marvi

[ringrazia Iddio per le buone erbe/ visto che quelli come noi non hanno nulla da mangiare e digiunano]

Nella tradizione popolare, in passato, il credente viveva il tempo aspettato del digiuno: due ore prima del ricevere la comunione, l’intera giornata del Mercoledì Santo e del Venerdì Santo, il periodo quaresimale. Paolo VI parla di digiuno paenitemini.  Ci si asteneva dalla carne per dare spazio alle erbe amare nel segno e nel rito delle amarezze vissute dal Cristo fino alla crocefissione, essere fisso al legno di croce fatta di legno di ulivo e di cedro! In questa direzione, il digiuno acquisisce il valore dell’accrescere la vita spirituale e, pertanto, nella sofferenza, la preghiera prende il posto del pane. Nel leggere Marco 9,29, il digiuno/preghiera diventano due facce della stessa medaglia… Rimando i presenti anche a Luca 18,9-14, in cui sul tema entrano in gioco il fariseo e il pubblicano.

Secondo Luca, Gesù non mangiò durante i quaranta giorni in cui rimase nel deserto simbolo di vuoto e smarrimento in cui è facile cadere nelle tentazioni di accettare qualunque offerta; ma il Figlio di Dio allontanò la tentazione e non mangiò nulla, quando tutto questo ebbe termine allora ebbe fame e mangiò. In un tempo veloce come quello che stavamo e ancora per certi versi stiamo vivendo fatto di allontanamenti, egoismi, violenze, indifferenze, tutto stretto all’avere più che all’offrirsi, alla sazietà senza aspettare la fame, ecco che leggere l’opera di Don Francesco Sicari ha un senso, diventa un riprendere i ritmi naturali della vita e, l’inaspettato, diventa nuova riconciliazione, nuova Weltanshauung (visione del mondo), proprio come facevano gli Ebrei (Luca 18,12),  ma anche Re e Profeti come riportato nel Vecchio Testamento e, ancora, nei Salmi 35,13). Letture che diventano viatico nell’opera di Don Francesco per incontrare e comprendere la Parola.

Con la venuta di Cristo, il digiuno non sarebbe più stato necessario, perché gli invitati non hanno bisogno di digiunare quando lo sposo è con loro (Mt 9,15). Ma i tempi sono fatti di altri tempi di carestie e benevolenze, di materialismo e spiritualità, di scienza che vorrebbe sfidare e condizionare il sacro e, allora ecco l’inaspettato che si chiama Covid -19 (corona virus desease nel 2019)…. Una pandemia che rimanda alle altre pandemie pestifere dei secoli passati che il mondo laicale del Medioevo ha interpretato come castigo di Dio. Ancora oggi alla domanda: come state? Come va?  La risposta è: comu voli Dio! O ancora: comu nda manda nda pigghiamu!  La storia rimanda di processioni flagellanti che divengono memoria di fede, sacrificio devozionale, offerta al dolore di Cristo e ai santi: San Sebastiano, San Rocco, la Madonna della Salute, la Madonna del Soccorso sono solo alcune delle figure a cui chiediamo aiuto nei momenti di perdizione… In questo senso il Covid 19 ci ha riportato con i piedi per terra! Ci ha riportato a riflettere e comprendere la vera essenza della vita che abbiamo scoperto in realtà vuota e senza senso. Persino la Chiesa, il sacro tempio dove incontrare Dio, viene proibita ai fedeli.

Ed ecco ancora una volta il senso di questo libro di don Francesco, che continua ad essere l’anello di congiunzione tra il cielo e la terra, tra il popolo e Dio tenendo il timone in rotta verso la luce, verso il vero con “fantasia pastorale e fantasia della carità”, come scrive Don Enzo Gabrieli nella presentazione, in questo tempo di digiuno. Giorno dopo giorno, a partire da domenica 8 marzo 2020, Don Sicari parla della “vulnerabilità e della nostra fragilità” causata, da una semplice goccia d’acqua, nonostante l’avanzata tecnologia, la scienza e la medicina del nostro secolo che ci hanno fatto sembrare giganti. Cosa fare? come continuare? Ed ecco che Whattsapp, Zoom, google meet divengono i luoghi virtuali dove vivere la Parola di Dio che non può essere mai “incatenata”…

Ci si sta preparando alla Pasqua, e quest’opera presenta le omelie del periodo segnate da temi dominanti: “obbedire per amore”, “con le mani alzate al cielo”, “Al pozzo della vita” e così via per ventuno appuntamenti; ognuno di essi segnati dai richiami biblici che vanno dai vangeli ai salmi a letture suggerite, per dare all’uomo di fede i luoghi dove ristorarsi!

Il digiuno inaspettato, come scrive Padre Ljudevit Rupacic, medugoriano, ci fa interrogare sul nostro vuoto e Don Francesco con questa opera ci aiuta a trovare risposte…. A rallentare la nostra fretta quotidiana …e ascoltare nel silenzio.

Il secondo punto forte del libro è il tema della luce della Parola. Luce simbolo di conoscenza.

 

La luce è l’opposto delle tenebre (post tenebras lux), la si comprende per questo! La luce indica la vita, le tenebre la morte. La Bibbia è pervasa dalla luce dalla prima all’ultima pagina. È il Fiat Lux  della Genesi, che è anche illuminazione, ordinamento  del caos.

La luce è il principio della creazione (Gen. 1-2); un raggio di luce segna la via all’arcangelo che annuncia a Maria che porterà in grembo il Figlio Unigenito, una stella luminosa indicherà ai Magi il cammino verso la grotta a dove nascerà Gesù il cui vagito sarà sentito nel mondo e la notte fu schiarita a giorno dalle stelle; la luce intensa del sole accecherà tutti i presenti al miracolo del sole con i tre pastorelli. Quando si nasce si viene alla luce. Si cammina nella luce, si fugge nelle tenebre. L’Apocalisse assicura che la nuova creazione è il trionfo della luce, la luce è la Parola di Dio – qui fortemente segnata- che illumina e guida nelle vie della vita. Come dice un proverbio locale:

cu’ à fedi ‘n Dio no’ peri mai

[chi ha fede in dio/ nella Sua Parola vivrà in eterno]

Voglio concludere con le parole dell’Apostolo Paolo che a me piace molto nel suo esortare le genti a camminare nella luce ed essere figli della luce e, in ultimo, è questa la preziosità del libro che stiamo presentando questa sera.

Prof Giuseppe (Pino) Cinquegrana

 

_____________________

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “ Il digiuno inaspettato. La luce della Parola nel deserto della quarantena”. Mario Vallone editore 2020.

Intervento di saluto ( San Costantino Calabro 30.08.2020)

 

Carissimi,

prendo la parola al termine di questo bel momento che abbiamo vissuto insieme. Ringrazio davvero di cuore tutti voi ( vedo tanti amici venuti da diverse parti della provincia di Vibo Valentia) che avete accolto l’invito a partecipare alla presentazione di questo mio libro.

Un grazie particolare va a coloro che hanno avuto parole di apprezzamento per questolibro, che è solo un piccolo segno e il frutto di quella carità pastorale che deve guidare e accompagnare la vita di ogni parroco e che ho sperimentato in modo chiaro e forte nei mesi scorsi, nelle situazioni difficili che tutti abbiamo vissuto.

Grazie al Sindaco Nicola De Rito, con cui, pur nella distinzione dei compiti istituzionali, collaboriamo dal mio arrivo qui a San Costantino Calabro, convinti che solo con una buona sinergia tra le istituzioni presenti sul territorio, si può servire al meglio e far crescere una comunità.

Grazie a Mario Vallone, giovane editore della nostra provincia che porta avanti con abnegazione e entusiasmo il suo lavoro, sia di promozione del territorio attraverso il suo blog, sia di crescita culturale attraverso la sua precisa linea editoriale che permette a molti autori di pubblicare i propri scritti e di far conoscere il proprio pensiero.

Grazie al giornalista Franco Pagnotta che ancora una volta si è reso disponibile a coordinare con la sua esperienza e la sua sapienza questo evento culturale…

Grazie al prof. Pino Cinquegrana per la stima eccessiva che nutre e manifesta nei miei confronti e per le profonde considerazioni da lui espresse sui temi e le motivazioni che stanno alla base di questo scritto.

Infine un grazie di cuore a don Enzo Gabrieli, sacerdote innamorato di Gesù e della Chiesa,  amico sincero e leale, compagno di viaggio in questi ultimi anni nella bellissima esperienza delle istruttorie diocesane sul prossimo beato don Mottola e sulle serve di Dio Irma Scrugli e Natuzza Evolo, appassionato giornalista e autore della bella presentazione del  libro.

Grazie ai confratelli presenti questa sera, alla mia famiglia, all’associazione di volontariato “Enova”, al coro parrocchiale che ha animato e reso ancora più dinamica questa serata; un grazie che ho anche scritto nel retro della copertina a tre persone della nostra parrocchia: a Saro Schiavello, collaboratore attento, disponibile e una delle poche persone che ho sempre incontrato, in quei giorni di deserto,  nelle messe celebrate a porte chiuse durante il tempo della quarantena, ad Alberto Lico e Andrea Serrao, giovani entusiasti, pienamente inseriti nella vita della parrocchia e che hanno reso possibile le dirette streaming delle celebrazioni e infine un grazie alla comunità tutta di San Costantino Calabro dove da quasi tre anni il Signore mi ha inviato per essere pastore e parroco.

Cosa dire? Come nasce questo libro? Io ho ascoltato con attenzione i vari interventi e mi sono certamente sentito piccolo piccolo perché sono convinto che questo libro non ha alcuna pretesa se non quella di raccontare il vissuto di un pastore di anime, di un parroco che da un momento all’altro si è trovato ad affrontare quello che tutti conosciamo e che si è fatto strumento di quella Parola capace di nutrire pur in un tempo di digiuno inaspettato.

Certamente vivere la quaresima, la settimana santa e quasi tutto il tempo di pasqua in quarantena non è stata un’esperienza facile sia pastoralmente che spiritualmente. All’inizio si è come smarriti e confusi, attoniti e perplessi. Improvvisamente ci siamo sentiti come spogliati di qualcosa di importante… qualcuno interpretando questo tempo ha affermato che “non tutti noi sacerdoti siamo stati bravi a reggere l’ansia di questa spogliazione e ci siamo inventati varie iniziative tra cui le messe in streaming pur di non perdere il nostro ruolo, la nostra centralità come preti, pur di non essere improvvisamente i meno rivelanti tra tutti gli operatori sul territorio”.

Devo dire che questa visione delle cose non è la mia… In realtà non credo che sia così. Sono convinto invece che la pandemia ha saputo far emergere anche in molte parrocchie una valanga di energie e di creatività: dalle celebrazioni in streaming, agli incontri sul web, dalla presenza quotidiana e rassicurante di papa Francesco alle tante iniziative caritative, è emerso il volto inatteso di una Chiesa popolare e creativa. Tutti quei preti, incluso chi vi parla, che abbiamo voluto celebrare in streaming lo abbiamo fatto non per la centralità del ruolo, ma per  non perdere il contatto con la comunità, fatta di volti, di persone, di storie, e perché convinti che mai come in questo momento la gente avesse bisogno di una consolazione, di una carezza, di una tenerezza e quale consolazione o tenerezza se non quella di Dio che ci raggiunge anche attraverso le parole del proprio parroco, pur a distanza attraverso lo schermo di un pc o di un telefonino.

Mi ricordo bene che nell’angelus del 15 marzo Papa Francesco ha detto queste parole che sono state per me come una conferma: “ ringrazio i sacerdoti che stanno usando la loro creatività per poter stare ugualmente vicini ai parrocchiani, sacerdoti che hanno capito bene che in tempi di pandemia non si deve fare i don abbondio, grazie a tutti voi”…

Il fatto poi che tanta gente ha seguito le celebrazioni, non è il segno di un rifugio che si manifesta naturale nei momenti del bisogno, ma è la conferma di un’ autentica fame di vita spirituale che abita il cuore dell’uomo e che bisogna accompagnare da noi pastori.

La possibilità per molti sacerdoti di utilizzare i social, ha inoltre permesso non solo di entrare in un mondo mai frequentato, ma anche di intercettare e accorgersi di tanti parrocchiani nascosti all’interno della parrocchia visibile.

E poi c’è stata data la possibilità di annunciare il vangelo in una modalità completamente diversa, che non si sostituisce alla relazioni reali, ma che ne rende un possibile ampliamento.

Quando commentavo il vangelo sull’emittente televisiva lactv ho imparato che parlare dietro le telecamere è sempre diverso dal parlare in chiesa e ho imparato che è necessario scrivere le cose che devi dire, anche per essere contenuto nei tempi.

E cosi in quei giorni di quarantena ho preparato e scritto tutte le omelie, molte delle quali sono state raccolte in questo libro, in una sorta di diario spirituale.  E in ogni omelia, alla luce della parola di Dio del giorno, ho sempre cercato di trovare le parole giuste perché quella parola potesse essere lo sguardo e il pensiero di Dio nel buio di quelle giornate che stavamo vivendo.

La gente aveva paura, era smarrita, aveva bisogno di una luce e di una speranza… e chi se non il Signore poteva essere questa luce e questa speranza?

Rispetto alle tante e troppe parole inutili che nei vari salotti televisivi hanno riempito le nostre giornate di quarantena (una vera e propria inflazione di parole) ecco che quel tempo ci ha invitato a fare silenzio per ascoltare la voce di un Altro e quella Parola capace veramente di riscaldare il cuore.

Nel libro ho voluto anche dedicare un pensiero ai sacerdoti morti durante quei mesi, a causa del covid. Certo sono morte tante persone ( oltre 35.000), tra questi tanti infermieri e medici, tanti anziani ma anche tanti sacerdoti… compagni di viaggio nel cammino della vita di tante persone, ed ora compagni di viaggio anche nel cammino del dolore e della sofferenza. preti per sempre… Preti, che insieme a medici e infermieri, sono, come ha ricordato Papa Francesco, i “santi della porta accanto, che servendo hanno dato la vita”…

Nel capitolo finale azzardo alcune conclusioni con le tre immagini che sono state già ricordate e con una domanda che vorrei che tutti ci facessimo: quello che è successo e che stiamo ancora vivendo, in questa fase, può essere considerata solo una parentesi che si dovrà chiudere presto per ritornare come prima, o ci ha insegnato qualcosa?

Il cardinale Zuppi, durante la messa per la perdonanza aquilana, proprio due giorni fa affermava al termine della sua omelia: Molti si chiedono dopo la pandemia: saremo diversi o torneremo quelli di prima? Dipende da noi. È la nostra scelta e responsabilità. Non perdiamo una sfida così importante per cambiare noi e rendere migliore il mondo, pensando soprattutto a chi viene dopo. Signore, aiutaci ad essere pieni di amore e di speranza!

Mi auguro che la lettura meditata di questo libro, possa aiutare non solo a non dimenticare quello che abbiamo vissuto e a riscoprire la fame di quella Parola che deve sempre alimentare la nostra fede e il nostro cammino di cristiani, chiamati a vivere in modo nuovo il tempo che ci è dato…

Grazie ancora a tutti!

Francesco Sicari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *