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Un’opera gradevole e accattivante

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Il libro “Imperfetti sconosciuti” di Isabella Regina Beatrice Orfanò (Thoth Edizioni di Mario Vallone – 2016) secondo Andrea Runco.

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Ho appena finito di leggere l’opera “Imperfetti sconosciuti” di Isabella Regina Beatrice Orfanò, trovandola gradevole e accattivante nella sua esposizione, al punto da non fermarmi neanche un attimo necessario a prender fiato, pur di continuare col seguito.

La storia è bella, ed allo stesso tempo anche un monito per farci capire che dietro il virtuale della moderna tecnologia di comunicazione, spesso si può celare una realtà, non sempre dagli esiti positivi.

Per questo, il presentimento che la nostra protagonista manifesta nell’incipit del racconto, in lei si erge come guardia a difesa della sua incolumità, determinando il suo sdoppiamento. E la nostra autrice nel rimarcare con forza questo lato della natura umana, ci fa capire che in fondo è quello che involontariamente succede in ognuno di noi, quando si tratta di riflettere su cose importanti che potrebbero condizionare o modificare la nostra vita.

Certo, è l’io critico che spontaneamente insorge, mettendo in moto l’istinto di conservazione, quale ultima barriera per fronteggiare qualsiasi cosa che  potrebbe arrecare danno alla nostra esistenza.

Isabella Orfanò

D’altronde l’altro aspetto di noi stessi è forse quello più debole, perché è quello che insegue gli innamoramenti, e tutte quelle sensazioni che a pelle sembrano darci immediato benessere, distraendoci da ciò che per noi dovrebbe essere il percorso giusto da seguire.

Perciò, se non siamo vigilati dal primo di questi due pilastri del nostro essere pensanti, rischiamo di finire in situazioni poco gradevoli o in tranelli tesi spesso a nostro sfavore.

Nella narrazione che la nostra Isabella gentilmente ci ha regalato, il trabocchetto è stato ordito da Giorgio, che avendo commesso il male di cui Giada è stata vittima sacrificale, ha cercato a modo suo di chieder perdono per l’affronto fatto, e instaurare con la stessa un rapporto duraturo. Lei all’oscuro della messa in scena ha manifestato tante perplessità, che poi al chiarimento dell’enigma sono addivenute ad una felice conclusione.

Molte altre situazioni qui non trattate ed immaginabili, accadute a persone inconsapevoli, sono rimaste aperte con delle ferite profonde che non rimarginano, perché si è lacerata la carne e l’anima della vittima.

Cose che purtroppo succedono in certi ambienti, che spesso si trasformano in ghetti di disadattati, che brancolano solo alla ricerca della preda più indifesa, che poi siano soldi il frutto dell’agguato o la verginità di una donna a loro poco importa.

L’interessante è soddisfare le loro dipendenze di qualsiasi natura siano, e non ha importanza se il mal capitato è un inerme o uno di loro stessi.

In me, il racconto ha suscitato ricordi di altri tempi, quando nel 1981, ho avuto modo di passare per le vie menzionate comprese quelle adiacenti alla zona universitaria di Bologna, dove ho potuto osservare anche un’altra forma di violenza, non meno invasiva, praticata sull’umanità che ivi ciondolava, ossia uomini  e donne ridotti in larve umane possedute dalle droghe, che divenute fenomeno di massa, ormai avevano segnato irrimediabilmente i loro destini.

Spero che il romanzo non abbia preso le mosse da accadimenti veri,  sicuramente devastanti per chi li ha subiti, poiché non dobbiamo dimenticare che la donna per noi uomini è l’altra metà dell’universo nel quale ci specchiamo e non merita certi trattamenti.

Anche se poi, per uno strano scherzo del destino, per bilanciare l’onta arrecata, spesso insorge il rimorso e il dolore in chi ha causato il danno, il quale si adopera in tutti i modi per mettere un rimedio, direi io effimero, perché puo rimarginare la ferita, ma rimane pur sempre la cicatrice del ricordo che non svanisce mai.

Dopo la chiarezza con la quale la nostra autrice ha illustrato questa vicenda, dimostrando una sensibilità particolare, nutriamo la speranza che in futuro, ci voglia ancora deliziare con altre opere che lascino il segno in colui che si appresta alla lettura.

Confidando in questo auspicio, porgiamo complimenti vivissimi ad Isabella e un sincero augurio per un roseo avvenire nella vita e nel campo artistico.

Andrea Runco

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