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Un amaro amore del ’68

Il prof. Girolamo Caparra recensisce il libro di Pasquale de Luca “Teresa… come un petalo di rosa” (Mario Vallone Editore).

Un amaro amore del ‘68

     Il racconto di Pasquale De Luca Teresa… come un petalo di rosa segue i tre precedenti romanzi dello stesso autore: La terra di Filomena, I figli di Filomena, Filomena racconta il peccato.

     Nelle suddette opere lo scrittore racconta, traccia, descrive, analizza, esplora, indaga la condizione della donna lavoratrice, madre, moglie e figlia nella piccola storia di una comunità, quella di Tropea e dintorni, recuperando il tempo e  lo spazio della città, dei suoi palazzi, delle piazze, delle chiese, dei conventi, delle viuzze e delle contrade in cui si sono consumate le storie narrate.

     Protagonisti sono le donne, il loro lavoro, il riscatto, l’amore per la libertà e l’indipendenza che non sempre sarà tale.

     Ma la tenacia, la costanza, il bisogno di voler bene il prossimo le spinge a rompere con il passato e a progettare un futuro non privo di insidie e di novità.

Questi romanzi non danno lezione di moralità, ma denunciano le storture dei costumi obsoleti e tradizionali, che negano dignità e libertà in una società miope e chiusa.

     Si tratta, dunque, di un tema fondamentale negli scritti di Pasquale e lo si respira pure nella lettura delle sue poesie e nelle fluide e toccanti pagine di storie diverse in tempi distinti e distanti.

     In questo amaro amore del ’68 c’è la rivoluzione e la normalizzazione della società che vuole cambiare, ma nel mutamento i petali della rosa cadono nelle strade polverose della vita, che vale la pena, però, di essere vissuta per affermare “ciò che vogliamo e ciò che non siamo”.

     In questa chiave di lettura si apprezza da parte del lettore la capacità narrativa dello scrittore, che, con un racconto breve e conciso, colloca un amore amaro del ’68, grande movimento storico, foriero di novità e di riflusso in una società che non sarà più quella di prima, ma che presenta una vasta prateria di azioni e di reazioni sociali per le future generazioni, di cui, sensibile interprete è il racconto Teresa… come un petalo di rosa .

     Nel sommovimento e scompaginamento sociale del ’68 una sola cosa interessava Teresa, il suo mondo: il mondo dell’amore, l’amore che determina la vita della ragazza.

    Il romanzo si presenta agile, chiaro, intenso, appassionato, pieno di amore e tenerezza. Teresa, una ragazza del Sud, viene coinvolta dalla contestazione giovanile del ’68. Vive questo momento di rottura con gli usi e i costumi tradizionali della sua città, caratterizzata da una società divisa in classi tra emarginazione e disuguaglianze.

Queste disparità si segnano a fuoco sulla carne viva di chi lotta per la libertà e l’indipendenza delle persone. Duro il lavoro sulla terra dei padroni: case cadenti, fredde d’inverno, senza corrente elettrica, prive di acqua, calde d’estate. La protesta trascina Teresa, figlia di contadini, che viene travolta dal desiderio di libertà, di indipendenza e soprattutto dall’amore per un giovane del luogo.

     Rompe con i genitori e va oltre il mondo chiuso di una morale ipocrita e conformista per sperimentare la fornace ardente dell’emigrazione e i drammi che ne derivano. Si tratta di una storia di amore tra Teresa e Lio, un giovane già sposato, che Teresa conosce in città durante le lotte studentesche. Si lascia sedurre da lui allontanandosi poi dalla famiglia e dallo stesso Lio. La relazione amorosa segna profondamente la ragazza, che decide di andare lontano in cerca di un futuro. Dopo la triste e sconvolgente esperienza affronta la vita così come viene, con amori furtivi  prezzolati. Comparirà in paese solo al funerale della madre.

     Giovani, studenti, operai passano per le vie della città cantando inni rivoluzionari e lanciando appelli per un nuovo ordine sociale. La gente, bottegai, artigiani, muratori, fabbri, barbieri, guarda con curiosità il corteo festante, mentre “i signori” ostentano distacco e indifferenza dai loro superbi palazzi. Si tratta di un racconto su un’intera generazione di giovani, in rivolta, in rottura con il passato per cambiare la vita.

     Lo scrittore ci conduce, attraverso dialoghi brevi, efficaci, ma toccanti, con gesti e sguardi silenziosi, a comprendere il fluire dei sentimenti, dei tormenti, delle ansie,  delle speranze e delle passioni dei protagonisti.

     La natura, i campi bagnati dalla pioggia, illuminati dal sole, la fontana del ponte, dell’amore, dell’odio e dell’oblio, le fresche acque, i limpidi ruscelli, gli orti ombrosi, i sentieri, gli anfratti, la rigogliosa vegetazione delle periferie della città rappresentano lo scenario di questa amara storia che Pasquale consegna ai lettori con gli accenti poetici del realismo onirico ed evocativo della sua scrittura

Girolamo Caparra

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