Pubblicato il Lascia un commento

Un’opera bella e valida

Il vento delle mie emozioni

di Maria Rosa Ranieri

Riflessioni di Andrea Runco

 

La nostra poetessa Maria Rosa Ranieri esordisce con questa sua opera prima “Il vento delle mie emozioni”.

In essa i ricordi giocano un ruolo di assoluta importanza in buona parte delle poesie, le quali sono di una semplicità disarmante, per questo molto belle, immediate e senza fronzoli che arrivano direttamente a toccare le corde dell’anima che si innalza verso un lirismo che nella sua essenza ha il potere di evocare immagini, suoni e personaggi che hanno costellato la sua esistenza e, indirettamente, il vissuto di ogni lettore.

Quest’ultimo, appressandosi a scorrere le righe, in ciò rivede se stesso, avvinto da un alone di mistero che ognuno si porta come bagaglio della vita o della propria storia che si è lasciata alle spalle.

Ella, che sicuramente per sua natura è altruista, non lesina di soccorrere e offrire il suo aiuto così come nella poesia: “Amica”.

Con la quale, è come se realmente si rivolgesse veramente ad un’altra persona in carne ed ossa, facendo sottilmente trasparire che invece la destinataria potrebbe essere se stessa o la donna fragile che è stata un tempo, alla quale bene o male è rimasta legata al punto che idealmente continua ad offrirle il suo aiuto, affinché si possa rialzare.

Invece il componimento: “E poi arrivano quei momenti” è un puzzle nel quale ogni cosa è un tassello di somma importanza per completare e comprendere l’affresco di quella vita di paese trascorsa durante la sua giovane età, che sembra lontana anni luce, ma in realtà molto prossima a noi, e forse enigmaticamente racchiusa in quegli sguardi senza tempo d’araba fenice che da dietro le finestre hanno osservato e continuano a seguire i movimenti di ognuno e indirettamente del mondo.

E così anche nella poesia: “Il mio paese”.

Componimento che a differenza del precedente tralascia quella che è la descrizione visiva per passare a quella olfattiva e dei suoni, quasi a voler integrarne quella realtà con queste ultime sensazioni nella speranza che niente vada perduto di quanto ella vivamente ricorda.

A queste sue descrizioni non potevano mancare gli accenni ai tramonti poiché, vista la posizione geografica del paese natio, il ponente è il naturale orizzonte, dirimpettaio e quindi li può osservare ogni giorno più vari e belli, come accennato nel componimento: “Tramonti”.

Scende piano la sera.

Dove i tramonti con lance di fuoco dorate, sembrano voler scaldare i cuori di tutti, prima di abbandonarsi alle tenebre della notte.

Quindi chiude la parentesi dedicata al suo borgo con la poesia: “Io con te”.

Entra in una dimensione di intimità con l’amore che ella esprime nei confronti della persona amata che non è più al suo fianco, continuando il tema anche nel componimento: “Vivrò” dove lei, nel camminare incontro all’ennesimo tramonto, fa una dichiarazione di fede nei confronti di questo amore indissolubile, dicendo che lo porterà sempre con sé ovunque ella si troverà.

L’autrice, poi, con la poesia: “Nessuno” ha voluto darci una sua immagine di persona molto battagliera, perché sicuramente le vicissitudini l’hanno portata a soffrire per la perdita dell’amore della sua vita e probabilmente anche per il suo stato di salute. E siccome in questi frangenti ha registrato delle rovinose cadute, grazie all’indomito istinto di conservazione e sopravvivenza, si è sempre saputa rialzare e, imperterrita, proseguire anche se ha riportato profonde cicatrici nell’anima.

Ed ecco che come una pittrice dalla tavolozza con i colori dell’arcobaleno, la nostra Maria Rosa con il componimento: “Primavera”.

Con i guizzi istantanei di un magico pennello, ci affresca una primavera dove il creato pullulante di vita e gioia, sembra inneggiare al Sommo Creatore.

Ed infine, con la poesia: “Ascolta”.

Una sottile mestizia sembra pervadere l’artista che ancora una volta, facendo ricorso al ricordo di come era il suo paese nel passato a noi più recente, è come se ardentemente ci invitasse a farci raccontare dalla gente che lo abitava, la vita e gli affanni, e che, nonostante questi, era meglio allora e non nel presente con le case e le vie prive di genti e di voci che rendono l’abitato solitario e lontano nel tempo, diversamente impresso solo nella mente di chi lo ha conosciuto vivo e festoso.

La carrellata che fin qui abbiamo fatto di apprezzamenti per l’opera della nostra poetessa, non è sicuramente sufficiente per dire quanto essa è bella e oltremodo valida per chi vuole occupare proficuamente un poco del suo relax, assaporando atmosfere d’altri tempi che giovano sempre all’anima. Proprio per questo, credo che se la Ranieri si è prefissata di lasciare un segno in chi si appresta a leggerla, sicuramente è andata a segno, poiché il linguaggio usato non poteva essere più esplicito e migliore di questo, per conseguire un si lodevole risultato.

Andrea Runco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *