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L’amore secondo Andrea Runco

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La prefazione del libro “I palpiti dell’anima. Poesie d’amore”, scritto da Andrea Runco, da me pubblicato nelle scorse settimane col marchio Mario Vallone Editore (vai alla scheda del libro).

La silloge “I palpiti dell’anima”, che appresso propongo alla gentile attenzione del lettore, è composta di riflessioni, che richiamano un nobile sentimento: l’amore.

Essa vuole essere il mezzo più semplice per tener deste e mettere in pratica le emozioni più intense che ogni essere umano prova per tutto quello che abitualmente definiamo bello; intendo pure che più forti sono le sue manifestazioni, maggiore è il vincolo di fiducia che si può instaurare con chi è propenso a ricambiare questa predisposizione d’animo.

Fatta salva questa premessa, da uomo credente in Dio, mentirei se dicessi che Egli non è al primo posto per l’amore incondizionato che in Lui ripongo.

Spesso nella quotidianità questo sentimento viene sentito poco, perché noi esseri umani, pensando che la sua grandezza lo renda inaccessibile e niente possa reggere al suo confronto, non ne parliamo neanche, rendendo incolmabile il divario tra noi e il Divino.

Invece bisogna rendersi conto e testimoniare che è Lui l’amore assoluto e che lo elargisce in tutto il creato: esempio tangibile di ciò siamo noi stessi che ci ha voluto a sua immagine.

Allo stesso modo, affermo convinto che nella vita reale d’ogni giorno due persone che seguono una medesima condotta si completano, legandosi sentimentalmente per tutta la vita. Per me, l’altra metà è la donna che ho sposato, che sta accompagnando la mia esistenza nella buona e nella cattiva sorte e spero che lo continui a fare per tutti i giorni in avvenire e oltre quest’umana forma.

Constato pure che tra tutti quelli che conduciamo l’esistenza insieme ad un’altra persona e non siamo santi, perché il livello di perfezione spirituale e morale raggiunto è ancora scarso, spesso si verificano anche delle incomprensioni, che determinano gli alti e bassi della quotidianità; ma, tutto sommato, sono il sale della vita al quale nessuno può sfuggire e i loro riflessi si notano anche in queste mie umilissime composizioni.

Certo ci sono stati gli amori giovanili, prima che io conoscessi lei, ma dal giorno della nostra unione, ho sempre adempiuto pienamente al giuramento fatto davanti al datore della vita che non ringrazierò mai abbastanza per avermela posta a fianco.

E’ per quanto detto che i componimenti della presente raccolta, con i quali ad essa mi rivolgo, recano una serie di narrazioni che suscitano immagini a me care, che ormai fanno parte di quel mondo che mi è stato negato dal momento in cui ne ho dovuto imboccare uno parallelo: un mondo fatto di ricordi con i quali, forse maldestramente, tento di raffigurare visivamente ed esprimere tutta la mia dedizione per lei, mettendola al di sopra di ogni altra donna e di tutto ciò che è di natura terrena.

Forse l’ho troppo idealizzata?

In verità quando si vive serenamente e in pace col mondo e il prossimo, si entra in quell’alone di beatitudine appagante, dal quale non si vorrebbe mai uscire. Tuttavia spesso non siamo abbastanza riconoscenti per quanto di buono ci succede nella vita o nei rapporti con qualcuno di cui si gode la stima e spontaneamente ci concede i suoi favori senza nulla pretendere, ingraziandosi, però, i nostri sentimenti più belli. Secondo me, anche questa condizione è espressione di affetto.

Manifestazioni di amore si possono intendere, nei momenti di incomprensione, quegli atteggiamenti tesi alla mediazione ed al superamento delle difficoltà per il prosieguo della vita insieme, se gli egoismi e le e eventuali prese di posizione da entrambi le parti non hanno il sopravvento.

Quello che ho cercato di esprimere con gli scritti  non vuole essere un atto di piaggeria, ma solo affermare quel senso di umanità responsabile e solidale che è giusto far prevalere nei rapporti interpersonali.

Questo è un messaggio che vorrei arrivasse alle giovani generazioni che, di questi tempi, in buona parte sembrano essere captati da una sorta di apatia nei confronti dell’amore, inteso come completamento spirituale e di coppia; preferiscono piuttosto abbandonarsi solo ed unicamente all’unione materiale, effimera e passeggera che, spesso, dopo qualche minuto cessa, senza lasciare traccia nei sentimenti, come se fosse il compito svolto da una qualsiasi macchina, senza cuore né cervello, progettata unicamente per quell’impiego. Perciò la mia raccomandazione è quella di non continuare su questa strada, perché è quella che sta già disgregando le famiglie e la moderna società.

Quando ciò avviene i guai più grossi sono dietro l’angolo pronti ad abbattersi su chiunque, specialmente sugli innocenti che non hanno nessuna colpa, se i genitori li hanno procreati senza la maturità né l’effettiva convinzione del vincolo indissolubile che incarnano, divenendo artefici inconsapevoli di situazioni dagli sviluppi – ahimè – a volte tragici.

Andrea Runco

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