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Il libro di Vittoria Saccà…

Alkaid – L’ultima stella (Vittoria Saccà)

Riflessioni di Andrea Runco

Chiunque abbia la fortuna di trovarsi sotto gli occhi l’opera “Alkaid” di Vittoria Saccà, con l’intento di leggerla per assaporarne il contenuto, direi che fa cosa gradita a se stesso, perché la medesima, fin dalle prime battute, avvince il fruitore con un racconto che apparentemente sembra fuori dai canoni letterari, in quanto veste i panni di una vicenda paesana circoscritta da un territorio in cui tutto è noto, ma non sufficientemente ponderato. Infatti l’ambiente è quello in cui gli abitanti, pur conoscendo le persone coinvolte, tentano di dimenticare l’accaduto, per scrollarsi di dosso l’onta di un qualcosa di grave che ha atterrito il tessuto di appartenenza, la quale getta luci ed ombre sulle famiglie che loro malgrado hanno vissuto una sì tragica fatalità.

Invece  l’autrice facendo magistralmente uso di un linguaggio sciolto e estremamente chiaro richiama alla mente un tema sociale dei nostri giorni che non predilige latitudini o territori particolari, trovandosi di casa ovunque gli uomini creano le loro comunità. Si può dire soltanto che è un argomento molto dibattuto e spesso poco prevedibile, specie quando i segni premonitori che immancabilmente si verificano, non sono tenuti in debito conto o considerati forieri di probabili tragedie dagli esiti inimmaginabili.

Infatti chi poi diventa la vittima di angherie tende a sminuire i singoli accadimenti considerandoli come fatti a se stanti e non in un’ottica di progressione che presto o tardi, immancabilmente, sfocia sempre nell’annientamento della persona che li subisce e quindi nel reato commesso da colui che impone la propria volontà o la forza a danno del più debole.

Ciò, non di rado viene anche minimizzato dal sentire comune della società che per buonismo, considera il persecutore non in grado di quello che ha già commesso o che di ben più grave sta per mettere in pratica. Perché apparentemente bonaccione o tonto, incapace perfino di pensare a certe malvagità. Questa forma di giustificazione spesso avviene, perché i soprusi a danno della vittima presa di mira, succedono quasi sempre tra le mura domestiche, senza testimoni e in prima persona tra il perseguitato e il carnefice, quindi il sentire pubblico non ha la reale nozione della gravità delle azioni e del male provocato che annichilisce l’indifeso con un alone di paura e di vergogna per cui spesso si trova dibattuto se continuare a mediare oppure agire raccontando gli accadimenti ai veri amici, o denunciando il tutto alle autorità competenti e quindi esponendosi maggiormente al  suo persecutore il cui fine non è mai quello di lasciare le cose a metà. Perché secondo l’intendimento del possessivo, la vittima deve essere solo sua e di nessun altro, non ci può essere una soluzione diversa, se non la distruzione per chi ostacola il suo mortale progetto.

Fatta questa premessa possiamo dire che la nostra Saccà, ci racconta una storia simile a tante altre, ma soprattutto di una donna come tutte, ossia quella della ragazza della porta affianco che non ti aspetti mai che potrebbe essere coinvolta in una vicenda finita tragicamente. Infatti si tratta di una persona che vive la sua vita senza necessariamente porsi all’attenzione di chi la conosce, semplice nella quotidianità ed amante del proprio lavoro e delle scelte fatte consone ai suoi ideali. Persino nei tratti somatici e nella sua statura Vittoria ce la descrive nella norma della gioventù femminile. Ed è secondo questo metro che ella agisce e governa i suoi giorni di lavoro e i rapporti sociali.

Anche le amicizie di cui ne gode la stima sono figure che appartengono ad un tessuto umano non diverso dal suo, con le quali si frequenta nei luoghi che ritengono più opportuni.

Ella vive questa normalità accettando anche l’amicizia di un estraneo che un giorno improvvisamente irrompe nella sua esistenza, modificandone il corso delle giornate. Egli si chiama Michele, apparentemente un bel ragazzo e gentile nei modi il quale fortuitamente incontrato per la seconda volta, dopo alcune ore, propone ad Anna di rivedersi. Allora Ella riflettendo sulla vita che con lei era stata avara d’amore, pensa che forse anche per essa era arrivato il momento di condividere i suoi giorni con un’altra persona e quindi incomincia a frequentarlo. Ma ben presto iniziarono le prime avvisaglie di imposizioni e strani comportamenti che egli assumeva nei suoi confronti. Tuttavia ella che si stava per innamorare di lui, in nome di questo sentimento trascurò i possibili sviluppi e, nonostante anche amici come Adriana e soprattutto Franco che la misero sul chivalà, lei non ebbe la forza di denunciare gli affronti che Michele spesso le faceva patire.

Quando poi, di fronte alla gravità dei maltrattamenti che le serbava, lo rifiutò, lui maggiormente si intestardì, esigendo di avere per sé, lei come donna della sua vita perché trovava in essa tutto ciò che una persona colta poteva dargli, ed allo stesso tempo avere anche Mary che rappresentava per lui la sede dove appagare la sua lussuria.

Anna non acconsentì a questa triangolazione e, chiamandosi fuori da un rapporto così ambiguo, in un delirio di onnipotenza lui la uccise e poi, da vigliacco, non ebbe il coraggio di farsi carico dell’azione fatale, ma, tale codardo, inseguito dalla paura o dal rimorso fuggì lontano da lei senza avere un briciolo di umanità per quella donna che, se soccorsa in tempo, forse si sarebbe potuta salvare nonostante la feroce aggressione.

La dipartita di Anna quasi per miracolo coincise con la nascita della figlia di Giovanna e Paolo, a cui imponendole lo stesso nome, fu come se avessero voluto che ella continuasse a vivere nella loro bambina eternando il suo ricordo e dando concretezza al principio che tutto si crea e niente si distrugge.

Che dire di questo lavoro che la nostra Saccà ha voluto regalare ai probabili lettori, se non che l’armonia del racconto fusa con gli scorci di paesaggi magistralmente fotografati per noi, e la realistica narrazione della storia, ne fanno un’opera bella nel contenuto e nella lettura. Trasmettendo anche l’importante messaggio per chiunque malauguratamente dovesse attraversare delle esperienze simili che è bene non illudersi di poter redimere con l’amore, colui che ha la violenza nel carattere e senza minimizzare, finché si è in tempo prendere le giuste precauzioni prima che sia troppo tardi.

Andrea Runco

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