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DOCENS PRAECARIUS SCHEDATUS

Un “brano” del libro “Il docens praecarius e le sue sottospecie” di Franco Pagnotta (Thoth Edizioni di Mario Vallone):

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DOCENS PRAECARIUS SCHEDATUS

Eccolo che esce dalla cabina “Fototessera in cinque minuti”. E’, questo, il momento di passaggio dallo stadio di docens praecarius normalis a quello di docens praecarius schedatus. Elemento indispensabile per diventare schedatus è, appunto, la fotografia formato tessera, scattata in una di quelle diaboliche macchinette che si trovano in ogni stazione ferroviaria e sui cui vetri sono esposte foto di ragazzi sorridenti, sicuri di sé, con un avvenire davanti. Quella del praecarius non la esporranno mai. Eccolo lì, dunque, che aspetta, dopo mezz’ora di lotta con lo sgabello regolabile e con i pulsanti, che dalla piccola bocca della grande macchina escano le quattro foto. Si sente osservato, la macchina non dà alcun segnale. Che l’abbia rotta? Forse è meglio andare via subito, prima che qualcuno possa accorgersene. Finalmente spuntano. Le prende senza guardarle, la curiosità sarà soddisfatta lontano da occhi indiscreti. Corre a casa tenendosele strette nella tasca grande del cappotto. Si chiude a chiave e tira fuori quel cartoncino tanto sudato. Guardando la foto, il docens ha un’improvvisa crisi di identità, fa fatica a riconoscersi in quell’essere dagli occhi spalancati e dalla faccia scura. Gli vengono in mente le foto esposte nell’ufficio del commissario di polizia della telenovela “Lo acchiapperemo”. Corre allo specchio, dove constata la cruda realtà: è proprio lui! Si riprende subito da quella crisi estetica, pensando che, in fondo, ha speso solo trecento lire, e si ricorda del detto del suo paese “ne vuoi, con cinquanta lire…”.

Quando, il giorno dopo, il nostro docens ha sbrigato la pratica di abbonamento alla società di autolinee S. N. F. T. (Senza Nessuna Fretta Trasportiamo) ed è entrato in possesso del relativo tesserino, allora può dirsi schedatus a tutti gli effetti. Cammina a testa alta, adesso, con quel cartoncino di carta lucida, e non vede l’ora di esibirlo. L’occasione gli si presenta la mattina dopo, sulla corriera che lo porta a scuola. Se ne sta seduto tranquillamente con il tesserino in mano, pronto a farlo vedere. Arriva il bigliettaio.

“Lei dove va?”

“Remedello Sopra. Abbonato”. E mostra, accennando ad un sorriso, il proprio abbonamento. Il bigliettaio lo prende, cambia gli occhiali per vedere meglio, guarda ancora il docens che intanto si è fatto più piccolo, estrae il cartoncino dalla custodia di plastica trasparente, lancia ancora un’occhiata al povero schedatus, il quale, in preda a mille sensi di colpa, diventa rosso, vorrebbe rompere il vetro per uscire.

“Ma questo è proprio lei?”

“Sì, lo so, non sono venuto molto bene…”

“No, no, è che non ci rassomiglia proprio. È molto più bello in fotografia. Ma si è guardato allo specchio? Che lavoro fa?”

“Insegno”.

“Ah, allora va bene. Tutto chiarito”. E gli butta sulle ginocchia il tesserino, che cade per terra. Il docens si piega per raccoglierlo. Intanto uno studente che ha osservato la scena esclama quasi con commiserazione: “Sfigato di un profe…”.

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