Furchì Michele

Ecco l’ultimo, autentico, capolavoro, dell’ormai ben noto Michele Furchì, il quale continua a sorprenderci e la cui voglia di raccontare non credo si fermerà molto facilmente.

Per questo motivo, mi onoro – come sempre – di “presentare” – seppur brevemente – l’opera ed il suo prezioso contenuto.

La storia, che si svolge a inizio Novecento in un paesino calabrese, Zambrone, è molto intrigante, suggestiva e – soprattutto – trascina il lettore il quale, impaziente, vuole raggiungere la fine, dove tutto diventa “magia”.

Quella magia che sa dare Michele ai suoi sconvolgenti racconti.

“La fontana della morte”, luogo dove si svolge una tragedia senza precedenti, lascia letteralmente con il fiato sospeso.

Un amore che diviene inganno è la scintilla che muta i sentimenti e fa dell’amore uno strumento per il proprio tornaconto.

Intrighi amorosi si intrecciano dando spazio ad odi delittuosi al punto di cancellare per sempre ogni precedente sentimento.

Nel racconto, inoltre, si fa strada anche una storia parallela per dare respiro alla narrazione e godere di un episodio che riguarda un ragazzo tropeano che cerca affannosamente la misericordia di Dio… e la trova.

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Dopo il suo primo libro, “Cinanca”, scritto nel 2007, Michele Furchì continua scrivendo altri due libri. “Celestino e la maledizione del latte” e “L’uomo che prevedeva il futuro”, ben conosciuto ed apprezzato in tutta Tropea e dintorni. Ma tutto ciò non basta all’insaziabile Furchì che, con la solita voglia di raccontare, mette nero su bianco creandone ancora un quarto. Questa volta ha voluto “esibirsi” in uno spettacolare racconto di fatti che nel passato hanno suscitato motivi di odio e amore, trascinando delle creature innocenti ed innamorate sull’orlo del precipizio dove li attendeva, a braccia spalancate, l’inesorabile bacio della morte. In questo romanzo troverete fatti riguardanti le condizioni di assoluta miseria che inducevano gli uomini a schierarsi, come lupi famelici, gli uni contro gli altri alla ricerca disperata di strategie che ne consentissero la sopravvivenza. Campoti e Barraccoti si scontravano quotidianamente imponendo, con la loro prepotenza, la supremazia sui contadini che, già afflitti per il loro scarso raccolto, dovevano comunque pagare una quota alle nascenti associazioni malavitose.

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Ancora una volta Michele Furchì riesce a coinvolgermi, rendendomi partecipe con le sue straordinarie capacità di scrittore.

Questo quinto libro non poteva non essere un altro capolavoro, così come lo sono stati gli altri quattro.

In esso, descrive egregiamente fatti che risalgono alla metà dell’Ottocento raccontando la storia di alcune famiglie che si schierarono, con coraggio, contro l’esercito di Ferdinando II dopo un presunto stupro che i soldati della sua scorta avrebbero commesso ai danni di alcune donne di Brattirò.

Lottarono con tenacia, purtroppo erroneamente; al punto di indispettire il Re, che li volle punire. Ma una donna di coraggio seppe affrontare il monarca ottenendo il perdono e salvando la vita a tutti i colpevoli.

Le storie si intrecciano arrivando a mettere in luce un episodio che è la chiave del romanzo: la tragica storia di Ferdinando, il garibaldino di Brattirò.

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Mi domando come farò ad uscire da questa situazione che mi vede tutte le volte relativamente protagonista assieme all’ormai conosciuto Michele Furchì. Credo fermamente che, considerando la sua voglia di raccontare, sarò costretto a chiedere al Padreterno di conservarmi per molti anni, dato che non potrei mai stancarmi di leggere e gioire dei suoi bellissimi racconti. Questo libro parla della costa di S. Maria, e descrive le bellezze naturali del luogo e del suo splendido mare, con delle belle storie che ricordano un passato travagliato ricco di molte cose avvenute che hanno lasciato tanta amarezza e sconforto nella vita di uomini alacri dediti al lavoro e alle famiglie.

 

 

Libri pubblicati col marchio Mario Vallone Editore:

UNA VENDETTA SBAGLIATA (CAMPOTI E BARRACCOTI);

IL GARIBALDINO DI BRATTIRO’;

L’IMPRONTA SULLA SABBIA.;

LA FONTANA DELLA MORTE.