Furchì Michele

Dopo il suo primo libro, “Cinanca”, scritto nel 2007, Michele Furchì continua scrivendo altri due libri. “Celestino e la maledizione del latte” e “L’uomo che prevedeva il futuro”, ben conosciuto ed apprezzato in tutta Tropea e dintorni. Ma tutto ciò non basta all’insaziabile Furchì che, con la solita voglia di raccontare, mette nero su bianco creandone ancora un quarto. Questa volta ha voluto “esibirsi” in uno spettacolare racconto di fatti che nel passato hanno suscitato motivi di odio e amore, trascinando delle creature innocenti ed innamorate sull’orlo del precipizio dove li attendeva, a braccia spalancate, l’inesorabile bacio della morte. In questo romanzo troverete fatti riguardanti le condizioni di assoluta miseria che inducevano gli uomini a schierarsi, come lupi famelici, gli uni contro gli altri alla ricerca disperata di strategie che ne consentissero la sopravvivenza. Campoti e Barraccoti si scontravano quotidianamente imponendo, con la loro prepotenza, la supremazia sui contadini che, già afflitti per il loro scarso raccolto, dovevano comunque pagare una quota alle nascenti associazioni malavitose.

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Ancora una volta Michele Furchì riesce a coinvolgermi, rendendomi partecipe con le sue straordinarie capacità di scrittore.

Questo quinto libro non poteva non essere un altro capolavoro, così come lo sono stati gli altri quattro.

In esso, descrive egregiamente fatti che risalgono alla metà dell’Ottocento raccontando la storia di alcune famiglie che si schierarono, con coraggio, contro l’esercito di Ferdinando II dopo un presunto stupro che i soldati della sua scorta avrebbero commesso ai danni di alcune donne di Brattirò.

Lottarono con tenacia, purtroppo erroneamente; al punto di indispettire il Re, che li volle punire. Ma una donna di coraggio seppe affrontare il monarca ottenendo il perdono e salvando la vita a tutti i colpevoli.

Le storie si intrecciano arrivando a mettere in luce un episodio che è la chiave del romanzo: la tragica storia di Ferdinando, il garibaldino di Brattirò.